In questa stanza vuota, tra il fumo e le ombre sui muri,
un letto sfatto, ma tu non ci sei più,
tu sei solo un altro pensiero che si rifiuta d’affogare.
Tra i cerchi dei bicchieri sul legno e i fogli accartocciati,
le voci di Ian Curtis e Cristiano Godano che parlano d’amore.
L’eco di parole che ho ascoltato, o detto, o pensato, ieri, forse in un’altra vita.
L’eco di parole che strappano i fogli, ma non fanno più rumore.
Hanno già perso la loro sfida, sono già state rifiutate, scartate, odiate.
Se solo io avessi avuto il suo viso, il suo sguardo, se,
tra tutte quello che credevo luminose avessi conosciuto le sue parole,
quelle che non avresti ignorato, forse il tuo sorriso ora sarebbe qui,
non in una foto, non in un ricordo o in un sogno, semplicemente qui.
Se avessi avuto le sue mani, il suo sorriso, ma non saresti con me,
ed io, non sarei con te, avrei lo stesso sguardo basso, nella stessa stanza vuota,
con la pioggia alla finestra ed il sole che non entra mai.
Resta la voce di Ian Curtis, dice che l’amore ci farà a pezzi. Ancora.
SM
Le persone mi mettono a disagio, mi hanno sempre messo a disagio. Tutte quelle parole, tutte quelle aspettative, troppo, io non sono adatto a questo.
Preferisco i gatti, con la loro indifferenza scostante e la loro indipendenza, se ne stanno per i fatti loro e ci osservano, ma senza diventare invadenti, o al massimo, i computer, con i loro schemi silenziosi ed affidabili, una volta capito il trucco è facile comunicare con i computer, ad ogni azione corrisponde una reazione, ed è sempre la stessa.
Ciao.
Ciao.
Ah, ma allora tu parli. La ragazza resta a fissarmi in silenzio, ecco, disagio.
A volte si, se proprio non posso farne a meno.
SM
Ho sognato musica,
avrei voluto danzare come te,
musica,
avrei voluto danzare con te.
Ma ero sempre fuori tempo,
guardavo il tuo sorriso
quando avrei dovuto seguire
i tuoi piedi,
ed ho chinato il capo,
e fissato a lungo le tue scarpe
quando la musica era finita
ed avrei dovuto guardarti negli occhi.
Sono rimasto a scrutare
dal mio angolo in ombra
le tue mani carezzare il fumo
e le mie, tremare invano.
Ora non suoneranno più per noi.
Da qualche parte,
le mie parole migliori,
vendute, come se fosse arte,
le mie penne,
esposte in un museo
per degli sconosciuti.
Ed alla fine avrai pensato
anche tu che fosse poesia,
avrai anche temuto che
parlasse di te,
ma sono solo parole,
nulla che possa farmi brillare,
solo silenzio e parole,
nulla che ti possa far voltare.
SM
Certe cose, a volte, devi lasciarle andar via. Non importa quanto tu ci abbia creduto, se hai lottato o se hai semplicemente aspettato, sperando che qualcosa cambiasse. Ho guardato una persona morire per ventuno giorni ed ora, non ricordo più il suo viso, quando ancora sorrideva, quasi non ricordo se sorrideva o se più spesso ha pianto. Ho delle vecchie foto, voci, racconti, ma la maggior parte delle volte, mi sembra di non riconoscere nulla, di non ricordare nulla, quasi non fosse stata la mia vita. Vale lo stesso per i sogni o per i sentimenti? Imparare qual’è il momento giusto di staccargli la spina? Il tempo che passi a stringere a te qualcosa di morto, vale il ricordo che ne perderai? Puoi fermare un momento o una persona solo con il desiderio, con una parola? Resta. Il sogno di una notte, costretto a ripetersi, vale l’incubo ricorrente che diventerà, anche se sarà per sempre il tuo incubo preferito?
SM
Cos’è Solitudine?
Una stanza vuota,
uno spazzolino dimenticato,
sono i tuoi occhi che mi guardano
e non mi vedono.
Cos’è Amore?
Una parola vuota,
nera,
polsi che tremano, ancora,
e voglia di partire.
Cos’è Vita?
Un suicidio assistito,
lungo anni,
istanti,
secoli.
Cos’è Sorriso?
Una parola che non trovo,
un muscolo che non ho,
e non basta correre,
non basta mai.
SM
Nel bicchiere tutto passa,
sorso dopo sorso,
il tuo sorriso
e la malinconia
di ricordarlo.
E quando alla fine
non resta che vuoto,
puoi solo rimpiangere
o odiare.
SM
Ritrovo la mia camicia nera,
le rughe allo specchio
sono i sogni che non ho seguito.
I segni delle sigarette nella voce,
mani stanche, pronte per la notte,
occhiali scuri per le lacrime
ed un brindisi per i ricordi.
Dieci bicchieri, ed ancora
non so dire basta,
ancora non è abbastanza,
galleggia tutto quello che è pesante.
La giacca, nera, aspetta sulla sedia,
il mio vestito migliore,
il mio sorriso migliore,
per un altro funerale.
SM
E la posta in gioco non sembrava troppo alta,
almeno, fino a quando non hai perso
ed hai dovuto pagare.
Con i bicchieri in mano,
in mezzo a quella gente,
mi sentivo come se stessi osservando
qualcosa morire.
Pensavo di dover piangere,
ma non capivo perchè.
C’eri tu, tu, che mi hai sempre
fatto ridere, anche quando
cercavi di farmi del male,
anche quando te ne andavi,
senza dire se saresti mai tornata.
Tra le cose che non ho mai saputo fare,
scegliere i colori, ma avrei imparato
a ballare, se solo me lo avessi chiesto.
Tu.
Ora dobbiamo finire quello che non
abbiamo mai iniziato, i tuoi disegni,
le mie poesie, era il nostro tentativo migliore
e non ci sarà nessuno ad applaudire.
Ed è veramente tutto qui,
non c’è,
non c’è stato,
ne ci sarà.
Inizia con un’illusione,
e naturalmente,
finisce con una delusione.
SM
Ora i silenzi sono quelli giusti, il mio mondo è un po’ più piccolo, ma molto più ordinato. Pochi libri su uno scaffale, scelte. La musica è a basso volume, ma non è mai spenta, è ancora inverno ed è un pensiero confortante, con il caldo, le cose cambiano, nascono e muoiono troppo in fretta, proprio come le idee e le illusioni.
SM